A trent'anni dal Disastro di Chernobyl - Giovedž 26 Maggio 2016
Una Preghiera per Cernobyl di Svetlana Aleksievic
Su alcuni argomenti converrebbe avere le idee chiare. Uno di questi è certamente l’opzione nucleare. Quando esplose il reattore della centrale nucleare di Chernobyl, 30 anni fa, tutte le certezze crollarono e ci sorprende sentire qualcuno affermare ancora che la produzione di energia elettrica tramite le centrali nucleari è ormai sicura. Come si può parlare di sicurezza quando si ha a che fare con elementi radioattivi tali da obbligarci a prendere in considerazione tempi di dimezzamento della loro pericolosità che vanno al di là di ogni umana concezione? Possiamo, in tutta coscienza, scaricare il peso delle nostre responsabilità sulle generazioni che ci succederanno nell’arco di centinaia di migliaia di anni? Quando si affronta l’incommensurabile tragedia bielorussa l’unico mezzo che abbiamo a disposizione per tentare di comprendere un evento che sfugge ai nostri limitati mezzi cognitivi è quello di fare riferimento al mito e alla tragedia greca, dove le piccole vicende umane si intrecciavano a quelle insondabili di dei capricciosi e il più delle volte ostili e spietati. Svetlana Aleksievic, premio Nobel per la letteratura 2015, ha raccolto in uno straziante volume le testimonianze di chi Chernobyl l’ha vissuto in prima persona, ustionandosi per sempre l’ esistenza. A parlare, nella sua collezione di voci, sono gli umili abitanti della zona, i vecchi, i bambini, le mogli dei pompieri che a mani nude furono spediti sul tetto del reattore per rimuovere le macerie altamente contaminate. In memoria delle loro vite  deformate a noi non resta altro che proporre al pubblico quelle voci, quella rassegnata impotenza, quella fede disillusa nella potenza di una scienza che doveva avvicinarci all’ atto creativo di un dio e ci ha restituiti invece alla nostra spaventosa inanità.


Locandina spettacolo Teatrale11/05/2016, 11:53
 
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